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Escursione al Monte San Primo

3 Marzo 2024

USCITA SEZIONALE MONTE SAN PRIMO DOMENICA 3 MARZO 2024

Tutte le indicazioni logistiche sull’iniziativa le trovate QUI

Vi aspettiamo per una piacevole giornata in compagnia e con un panorama bellissimo!

—–Alcune note d’interesse—–

Il Monte San Primo, con i suoi 1681 m, è la cima più alta del Triangolo Lariano e anche uno dei punti più panoramici. Dalla sua sommità il paesaggio è molto affascinante e di ampio respiro: a nord la punta di Bellagio che si protende tra i due rami del lago, circondato dalle montagne, a sud le dolci colline della Brianza, la pianura e l’evanescente profilo degli Appennini. Il San Primo è stato, ed è tuttora, un punto di riferimento importante per gli abitanti della zona. La vetta è contrassegnata da una croce, due antenne radio ed un punto trigonometrico dell’Istituto Geografico Militare, simboli della tradizione religiosa e delle moderne comunicazioni, nonché caposaldo geografico.
Fin dall’antichità, le sue estese pendici, le “selle” ed i pianori in quota – come altri rilievi del Triangolo Lariano – hanno ospitato insediamenti umani, con lo sviluppo di una florida economia “di montagna”. In particolare, l’allevamento del bestiame, con la produzione dei derivati del latte, il taglio della legna, il taglio del fieno, sono state per secoli le attività tradizionali, fino agli anni‘40 circa dello scorso secolo.
Dal Medioevo, ma ancora di più nei secoli XVIII e XIX, l’uomo ha progressivamente eliminato la copertura vegetale della parte sommitale delle montagne del Triangolo Lariano, costituita principalmente da Faggi ( Fagus sylvatica), per ricavarne legna da ardere e praterie da sfalcio, regolarmente tagliate e concimate per produrre fieno. L’effetto di questo processo è visibile ancora oggi: infatti tutta la dorsale del Triangolo Lariano è priva di vegetazione, anche se, con l’abbandono dell’allevamento, in molte zone, questi ambienti sommitali, non più tenuti a prato, sono stati colonizzati da boscaglie pioniere di Betulle ( Betula pendula) e Noccioli (Corylus avellana), preludio ad un prossimo ritorno della faggeta.
In tutta la zona sono ancora presenti i resti degli antichi alpeggi, ognuno con un proprio nome, talvolta curioso, dove veniva condotto il bestiame durante la bella stagione. Vicino a queste costruzioni non è raro trovare la presenza di altre strutture di supporto all’allevamento, quali il “ casello” per la stagionatura dei formaggi, la “ nevéra”, dove venivano conservati con la neve i generi alimentari deperibili e le caratteristiche “ bolle” di abbeverata. Molte delle antiche costruzioni sono state abbandonate e sono andate completamente in rovina; alcune invece sopravvivono ancora, spesso trasformate in aziende agrituristiche o punti di appoggio per itinerari turistici. Altre sono state recuperate dalla Comunità Montana per ripristinare l’attività del pascolo, come l’Alpe di Torno e l’Alpe del Borgo.
È significativo come le carte topografiche della zona riportino ancora la colorita nomenclatura di questi alpeggi. I toponimi possono conservare un’indicazione riferita al nome del proprietario o dei gestori ( Alpe del LingeriAlpe del BorgoAlpe delle Ville) o al suo soprannome ( Alpe del Ciucchetton), oppure ancora legata al nome del paese o del nucleo abitato più vicino ( Alpe di Torno), alla presenza di un elemento geografico preciso ( Alpe del Sasso) o ad una caratteristica dell’alpeggio (Alpe di Terrabiotta). In qualche caso invece i nomi degli alpeggi ricordano animali, oggetti e situazioni della vita contadina di un tempo, come l’ Alpe del Giùf (il “giùf “ è il giogo, cioè l’arnese di legno ricurvo, messo al collo di due buoi per formare il tiro di coppia) e l’ Alpe dei Picìtt, luogo famoso un tempo per la cattura dei pettirossi (“ i picìtt”).
Dalle note delle visite Pastorali del Vescovo di Como Feliciano Ninguarda redatte nel 1593, si apprende che sulla cima del San Primo era anticamente presente un piccolo oratorio con annesso ospizio dedicato ai santi Primo, Felicita, Bernardo ed Orsola. Questo ospizio, così pure altri simili luoghi di ricovero attestati nei dintorni, probabilmente rifletteva una particolare domanda di soccorso per chi lavorava sui monti o per i viandanti che si incamminavano lungo la Valassina.
Dal punto di vista faunistico invece l’area del Monte San Primo si presenta particolarmente interessante, in quanto possiede caratteristiche ambientali adatte alla presenza di un buon numero di animali, tra cui il Gallo forcello ( Lyrurus tetrix), il Capriolo (Capreolus capreolus ) e la Lepre comune (Lepus europaeus).

Dettagli

Data:
3 Marzo 2024
Categoria Evento:

Luogo

Sormano

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Data:
3 Marzo 2024
Categoria Evento:

Luogo

Sormano